“Il tempo della vita degli antichi era quieto, lungo e bello. Ora, invece, il tempo della nostra vita è abbreviato dalle malattie, dalle guerre ed è molto cattivo”, così si lamentava 2200 anni fa un anonimo autore ebreo. Corredata da statistiche, bilanci e sondaggi, il lamento rieccheggia ancora oggi.
Non possiamo trascurare la gratitudine al Signore e alle nostre comunità, per questi giorni vissuti con intensità negli Esercizi Spirituali e nella celebrazione del Giubileo Parrocchiale. Altrettanta e doverosa gratitudine al Vescovo Daniele Libanori per aver condotto alla grande il percorso attorno al delicato tema dei “Vizi capitali: catene alla nostra libertà”.
«CRISTO è un re dalle braccia aperte che ci invita a sporcarci le mani »
Il Giubileo è iniziato, così come la Quaresima. Siamo invitati a “lasciare riposare la terra”, secondo la Bibbia, per ritrovare tempo per noi, per la cura delle relazioni, per chi è nella necessità, e per riscoprire Dio, ponendo coraggiosi gesti fraterni di riconciliazione. Ne abbiamo bisogno.
Io non so se questa che definiamo civiltà sta per finire; so che è tempo perché l’uomo trovi un equilibrio nuovo, differente.
So che deve cambiare la strategia di esistere, il senso che si deve attribuire al tempo che passa, ai limiti di cui siamo fatti.
Ora una donna, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. Gesù le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male». (Vangelo di Marco 5, 21-43)